Nella nostra vita non esiste mai, dalla nascita alla morte, una condizione di totale indipendenza. Noi siamo sempre parzialmente dipendenti, dalle nostre relazioni più importanti, dalle nostre convinzioni, dalle nostre passioni. E’ più corretto quindi parlare d’autonomia, che è invece una condizione umana fondamentale che si conquista progressivamente durante la crescita e si dovrebbe completare con il raggiungimento dell’età adulta. 
Esistono dunque dipendenze buone, sane, e dipendenze patologiche. 
La prima relazione di dipendenza “buona” è senz’altro quella dalla mamma. L’esito di questa precoce esperienza influenzerà grandemente il corso della nostra esistenza. 
Le dipendenze patologiche sembrano essere correlate con questa primissima vitale relazione: le droghe, l’alcool, il computer o una relazione d’amore estremamente idealizzata sembrano tutti rappresentare sostituti di esperienze mancate o di strutture psicologiche assenti, che mirano a ristabilire un coerente senso del Sè, un senso di armonia e di pienezza interiore. 
Lo scopo è sempre riempire un vuoto che appare incolmabile. 
Nelle dipendenze i problemi principali sono relativi all’autostima, alla regolazione degli affetti, al controllo degli impulsi e alla capacità di prendersi cura di se stessi. Questa sintomatologia comune sembra quindi avallare l’ipotesi di una comune matrice a livello eziologico.

Le dipendenze, in genere, sono caratterizzate da alcune tratti tipici:

1) Ossessività

  1. a) pensieri e immagini ricorsivi circa le esperienze di dipendenza o le ideazioni relative alla dipendenza (per es., il soggetto è eccessivamente assorbito nel rivivere esperienze di dipendenza passate o nel fantasticare o programmare le esperienze di dipendenza future);
  2. b) i pensieri e le immagini relativi al comportamento di dipendenza sono egosintonici e sono causa, allo stesso tempo, di ansia e di disagio marcati;
  3. c) in qualche momento del disturbo la persona ha riconosciuto che i pensieri e le immagini sono prodotti della propria mente (e non suscitati dall’esterno).

2) Impulsività

  1. a) irrequietezza, ansia, irritabilità o agitazione quando non è possibile mettere in atto il comportamento di dipendenza;
  2. b) ricorrente fallimento nel resistere e nel regolare i desideri di dipendenza e gli impulsi a mettere in atto il comportamento di dipendenza.

3) Compulsività

  1. a) comportamenti di dipendenza ripetitivi che la persona si sente obbligata a mettere in atto, anche contro la sua stessa volontà e nonostante le possibili conseguenze negative, come conseguenza delle fantasie di dipendenza ricorrenti e del deficit del controllo degli impulsi;
  2. b) i comportamenti o le azioni di dipendenza coatti sono volti a evitare o prevenire stati di disagio o per alleviare un umore disforico (per es., sentimenti di impotenza, irritabilità, inadeguatezza).

Dipendenza da Sostanze

Vi è un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali e fisiologici che indicano che il soggetto fa reiteratamente uso di una sostanza nonostante la presenza di problemi significativi correlati all’assunzione della stessa. Solitamente si parla di dipendenza in presenza alla presenza di tali sintomi:

1) Tolleranza:
a) il bisogno di dosi notevolmente più elevate della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato 
b) un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità della sostanza

2) Astinenza:
a) caratteristica sindrome di astinenza per la sostanza (modificazione sostanza-specifica del comportamento, con eventi concomitanti fisiologici e cognitivi, che causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti. La maggior parte dei soggetti con astinenza provano un bisogno intenso di ri-somministrarsi la sostanza per attenuare i sintomi. Può dare astinenza la sospensione o la riduzione dell’assunzione delle seguenti sostanze: alcool; amfetamine e altre sostanze correlate; cocaina; nicotina; oppiacei; sedativi; ipnotici; anciolitici; cannabis).
b) la stessa sostanza (o una strettamente correlata) è assunta per attenuare o evitare i sintomi di astinenza

3) La sostanza è spesso assunta in quantità maggiori o per periodi più prolungati rispetto a quanto previsto in origine dal soggetto.

4) Desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso della sostanza.

5) Una grande quantità di tempo viene spesa in attività necessarie a procurarsi la sostanza (ad es. recandosi in visita da più medici o guidando per lunghe distanze), ad assumerla o a riprendersi dai suoi effetti.

6) Interruzione o riduzione di importanti attività sociali, lavorative o ricreative a causa dell’uso della sostanza.

7) Uso continuativo della sostanza nonostante la consapevolezza di avere un problema persistente o ricorrente, di natura fisica o psicologica, verosimilmente causato o esacerbato dalla sostanza

Abuso di Sostanze

Vi è una modalità patologica di uso di una sostanza, dimostrata da ricorrenti conseguenze avverse correlate all’uso ripetuto della stessa. Tale modalità patologica di uso può manifestarsi con le seguenti caratteristiche:

  • Uso ricorrente della sostanza risultante in un’incapacità di adempiere ai principali compiti connessi con il ruolo sul lavoro, a scuola o a casa
  • 
Ricorrente uso della sostanza in situazioni fisicamente rischiose
  • Ricorrenti problemi legali correlati alle sostanze
4) Uso continuativo della sostanza nonostante persistenti o ricorrenti problemi sociali o interpersonali causati o esacerbati dagli effetti della sostanza

Fra i Disturbi Indotti da Sostanze, associati quindi all’Abuso e alla Dipendenza, possono esserci, oltre all’Intossicazione e all’Astinenza, anche alcuni Disturbi Mentali:

  • Disturbi Cognitivi (Delirium, Demenza persistente, Disturbo Amnestico);
  • Disturbi Psicotici;
  • Disturbi dell’Umore;
  • Disturbi d’Ansia;
  • Disfunzioni Sessuali;
  • Disturbi del Sonno.

Dipendenza Affettiva

La Dipendenza Affettiva si differenzia dalle altre dipendenze patologiche o addictions perchè in questo disturbo l’ossessività, l’impulsività e la compulsività non sono correlate ad un oggetto (alcool, droga, farmaco) o ad un comportamento (gioco d’azzardo, Internet), ma ad una persona.
Un’unica relazione sentimentale viene estremamente idealizzata, ci si “avvinghia come l’edera” al partner che diviene apparentemente l’unica motivazione di vita. In realtà nelle Dipendenze Affettive l’amore, inteso come mutuo scambio di affetti fra persone libere ed autonome, viene sostituito da una dinamica di potere molto forte, in cui ci si scambia i ruoli di Vittima, Carnefice e Salvatore. 
Molto forte è infatti il rischio di creare una Codipendenza: spesso le persone che soffrono di Dipendenza Affettiva scelgono dei partners a loro volta problematici (con dipendenza da sostanze, dal gioco, dall’alcool etc.). 
In una situazione come questa si diviene dipendente dal comportamento dell’altro e contemporaneamente si cerca di controllarlo. La relazione diviene una gabbia, sempre insoddisfacente e spesso autodistruttiva.

Dipendenza da Internet (IAD)

La dipendenza da Internet o Internet addiction è in realtà un termine piuttosto vasto che copre un’ampia varietà di comportamenti e problemi di controllo degli impulsi. 
Le persone che soffrono di dipendenza da Internet:

  • hanno bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per sentirsi appagati;
  • mostrano una marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet, trascurando gli affetti familiari, il lavoro, lo studio, le relazioni sociali, gli hobbies e la propria persona. Possono privilegiare relazioni sentimentali, sessuali o sociali nate e coltivate esclusivamente su Internet;
  • mostrano, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, classici sintomi astinenziali: notti insonni, agitazione psicomotoria, ansia, depressione, legata al fatto di essere off-line, pensieri ossessivi su cosa accade on-line, sogni e fantasie riguardanti Internet;
  • hanno bisogno di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale;
  • divengono incapaci di interrompere o tenere sotto controllo l’impulso ad usare Internet, rimanendo perennemente “connessi” (spesso anche i pasti vengono consumati davanti al computer);
  • passano la maggior parte del loro tempo sul Web;
7) continuano a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici arrecati dall’uso compulsivo della rete.

La dipendenza da internet e la dipendenza dal computer sono ormai inscindibilmente legate e a volte si usa il termine di dipendenza online per indicare il fenomeno nel suo complesso. Sono stati riconosciuti 5 tipi specifici di dipendenza online:

  1. Dipendenza ciber-sessuale (o dal sesso virtuale): gli individui che ne soffrono sono di solito dediti allo scaricamento, all’utilizzo e al commercio di materiale pornografico online, o sono coinvolti in chat-room per soli adulti. La stessa può accompagnarsi a masturbazione compulsiva..
  2. Dipendenza ciber-relazionale (o dalle relazioni virtuali): gli individui che ne sono affetti diventano troppo coinvolti in relazioni online o possono intraprendere un adulterio virtuale. Gli amici online diventano rapidamente più importanti per l’individuo, spesso a scapito dei rapporti nella realtà con la famiglia e gli amici reali. In molti casi questo conduce all’instabilità coniugale o della famiglia.
  3. Net Gaming: la dipendenza dai giochi in rete comprende una vasta categoria di comportamenti, compreso il gioco d’azzardo patologico, i videogame, lo shopping compulsivo e il commercio online compulsivo. In particolare, gli individui utilizzeranno i casinò virtuali, i giochi interattivi, i siti delle case d’asta o le scommesse su Internet, soltanto per perdere importi eccessivi di denaro, arrivando perfino ad interrompere altri doveri relativi all’impiego o rapporti significativi.
  4. Sovraccarico cognitivo: la ricchezza dei dati disponibili sul Web ha creato un nuovo tipo di comportamento compulsivo per quanto riguarda la navigazione e l’utilizzo dei database sul Web. Gli individui trascorreranno sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell’organizzazione di dati dal Web. A questo comportamento sono tipicamente associate le tendenze compulsive-ossessive ed una riduzione del rendimento lavorativo.
  5. Gioco al computer: negli anni ottanta giochi quali il Solitario e il campo minato furono programmati nei calcolatori ed i ricercatori scoprirono che il gioco ossessivo sul computer era diventato un problema nelle strutture organizzate, dato che gli impiegati trascorrevano la maggior parte del giorno a giocare piuttosto che a lavorare. Questi giochi non prevedono l’interazione di più giocatori e non sono giocati in rete.

Gioco d’Azzardo Patologico

E’ un disturbo del controllo degli impulsi. La caratteristica fondamentale del Gioco d’Azzardo Patologico è un comportamento persistente, ricorrente e maladattivo di gioco d’azzardo che compromette le attività personali, familiari, o lavorative. Il soggetto di solito:

1) E’ eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo (ad es., nel rivivere esperienze passate di gioco d’azzardo, nel soppesare e programmare la successiva avventura, o nel pensare ai modi in cui procurarsi denaro con cui giocare)
;

2) Ha bisogno di giocare d’azzardo con quantità crescenti di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata
;

3) Ha ripetutamente tentato senza successo di controllare, ridurre, o interrompere il gioco d’azzardo
;

4) E’ irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
;

5) Gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico (ad es., sentimenti di impotenza, di colpa, ansia, depressione);

6) Dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per giocare ancora (rincorrendo le proprie perdite)
;

7) Mente ai membri della famiglia, al terapeuta, o ad altri per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo

8) Ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto, o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo.