Alcuni fra i Disturbi dell’Umore maggiormente noti e diffusi sono: il Disturbo Depressivo Maggiore, il Disturbo Distimico, il Disturbo Bipolare, il Disturbo Ciclotimico. 
Questi disturbi, anche detti Disturbi Affettivi, rappresentano un modello d’interazione fra componenti genetiche, biologiche, ed ambiente. 
Numerosi studi hanno rilevato che la componente genetica, intesa come familiarità, ha un peso sostanziale ma non decisivo. Il ruolo che essa svolge nella comparsa del disturbo sembra essere comunque più importante nel Disturbo Bipolare (o Psicosi Maniaco-Depressiva) che nel Disturbo Depressivo Maggiore (o Depressione endogena). 
Proprio alla luce di questa interazione fra fattori biologici ed ambientali, spesso i Disturbi dell’Umore vengono trattati tramite un approccio integrato fra Farmacoterapia e Psicoterapia. A volte, come nei casi dei disturbi minori, può essere d’aiuto esclusivamente una psicoterapia, altre volte invece, come nel caso della Depressione Maggiore, il trattamento farmacologico rappresenta la condizione necessaria e sufficiente per l’avvio di una psicoterapia. Tale lavoro psicoterapico però spesso, purtroppo, non viene mai intrapreso, con conseguente medicalizzazione del disturbo. 
Fra i fattori correlati ai Disturbi dell’Umore, oltre alla familiarità, è stata osservata un’alta reattività allo stress. Gli eventi stressanti più potenti sembrano essere la morte di una persona cara, violenze, gravi problemi coniugali e divorzi o separazioni. Tuttavia esistono molti dati che indicano come precoci esperienze di abbandono, di abuso, di trascuratezza e di separazione possano creare una sensibilità neurobiologica che predispone gli individui a rispondere a fattori stressanti in età adulta con lo sviluppo di un episodio depressivo maggiore.
Freud in Lutto e melanconia del 1915 descrive la depressione come il sentimento di struggimento conseguente ad una perdita non reale, ma emozionale, di un oggetto. Egli collega la profonda perdita di autostima, le autoaccuse e i sensi di colpa dei pazienti depressi ad una rabbia intensa per la perdita dell’oggetto, che anzichè essere rivolta verso l’esterno, viene rivolta all’interno.

Ecco alcuni criteri diagnostici dei principali Disturbi dell’Umore:

Vi è un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali e fisiologici che indicano che il soggetto fa reiteratamente uso di una sostanza nonostante la presenza di problemi significativi correlati all’assunzione della stessa. Solitamente si parla di dipendenza in presenza alla presenza di tali sintomi:

1) Tolleranza:
a) il bisogno di dosi notevolmente più elevate della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato 
b) un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità della sostanza

2) Astinenza:
a) caratteristica sindrome di astinenza per la sostanza (modificazione sostanza-specifica del comportamento, con eventi concomitanti fisiologici e cognitivi, che causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti. La maggior parte dei soggetti con astinenza provano un bisogno intenso di ri-somministrarsi la sostanza per attenuare i sintomi. Può dare astinenza la sospensione o la riduzione dell’assunzione delle seguenti sostanze: alcool; amfetamine e altre sostanze correlate; cocaina; nicotina; oppiacei; sedativi; ipnotici; anciolitici; cannabis).
b) la stessa sostanza (o una strettamente correlata) è assunta per attenuare o evitare i sintomi di astinenza

3) La sostanza è spesso assunta in quantità maggiori o per periodi più prolungati rispetto a quanto previsto in origine dal soggetto.

4) Desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso della sostanza.

5) Una grande quantità di tempo viene spesa in attività necessarie a procurarsi la sostanza (ad es. recandosi in visita da più medici o guidando per lunghe distanze), ad assumerla o a riprendersi dai suoi effetti.

6) Interruzione o riduzione di importanti attività sociali, lavorative o ricreative a causa dell’uso della sostanza.

7) Uso continuativo della sostanza nonostante la consapevolezza di avere un problema persistente o ricorrente, di natura fisica o psicologica, verosimilmente causato o esacerbato dalla sostanza

Disturbo depressivo maggiore

Il Disturbo Depressivo Maggiore è caratterizzato dalla presenza di uno o più Episodi Depressivi Maggiori senza storia di Episodi Maniacali, Misti o Ipomaniacali.

 

Episodio depressivo maggiore

E’ un episodio di alterazione dell’umore caratterizzato da tali sintomi:

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato da soggetto (per es. si sente triste o vuoto) o come osservato dagli altri (per es. appare lamentoso). Nei bambini e adolescenti l’umore può essere irritabile.
  • Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (come riportato dal soggetto o come osservato dagli altri).
  • Significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno.
  • Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
  • Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
  • Faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
  • Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriato.
  • Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione. Pensieri ricorrenti di morte, ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico, o un tentativo di suicidio, o l’ideazione di un piano specifico per commettere suicidio

Disturbo distimico

L’umore è depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, per almeno 2 anni. Nei bambini e negli adolescenti l’umore può essere irritabile, e la durata deve essere di almeno un anno. Vi è la presenza di tali sintomi:

  1. scarso appetito o iperfagia
  2. insonnia o ipersonnia
  3. scarsa energia o astenia
  4. bassa autostima
  5. difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni
  6. sentimenti di disperazione

Disturbo bipolare

Il Disturbo Bipolare è caratterizzato dalla presenza di uno o più Episodi Maniacali o Episodi Misti con la possibilità di precedenti Episodi Depressivi Maggiori (Bipolare I) oppure dalla presenza di uno o più Episodi Depressivi Maggiori accompagnati da almeno un Episodio Ipomaniacale (Bipolare II).

Episodio maniacale

Si caratterizza per un periodo definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espansivo o irritabile. 
Durante il periodo di alterazione dell’umore si può riscontrare la presenza di sintomi come:

  1. autostima ipertrofica o grandiosità
  2. diminuito bisogno di sonno (per es., si sente riposato solo dopo 3 ore di sonno)
  3. maggiore loquacità del solito, oppure spinta continua a parlare
  4. fuga delle idee o esperienza soggettiva che i pensieri si succedano rapidamente
  5. distraibilità (cioè, l’attenzione è troppo facilmente deviata da stimoli esterni non importanti o non pertinenti)
  6. aumento dell’attività finalizzata (sociale, lavorativa, scolastica o sessuale) oppure agitazione psicomotoria

7.      eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose (per es., eccessi nel comprare, comportamento sessuale sconveniente, investimenti in affari avventati)

Episodio misto

Un periodo definito di almeno una settimana in cui risultano soddisfatti i criteri sia per l’Episodio Maniacale che per l’Episodio Depressivo maggiore quasi ogni giorno. L’individuo esperisce rapide alternanze di umore (tristezza, irritabilità, euforia) accompagnate dai sintomi dell’Episodio Maniacale e dell’Episodio Depressivo Maggiore. 
L’alterazione dell’umore è sufficientemente grave da causare una marcata compromissione del funzionamento lavorativo o delle attività sociali abituali o delle relazioni interpersonali, o da richiedere l’ospedalizzazione per prevenire danni a sè o agli altri, oppure sono presenti manifestazioni psicotiche

Episodio ipomaniacale

 

Un periodo definito di umore persistentemente elevato, espansivo o irritabile, che dura ininterrottamente per almeno 4 giorni, e che è chiaramente diverso dall’umore non depresso abituale.
Durante il periodo di alterazione dell’umore è possibile riscontrare tali sintomi:

  1. autostima ipertrofica o grandiosità
  2. diminuito bisogno di sonno (per es., si sente riposato solo dopo 3 ore di sonno)
  3. maggiore loquacità del solito, oppure spinta continua a parlare
  4. fuga delle idee o esperienza soggettiva che i pensieri si succedano rapidamente
  5. distraibilità (cioè, l’attenzione è troppo facilmente deviata da stimoli esterni non importanti o non pertinenti)
  6. aumento dell’attività finalizzata (sociale, lavorativa, scolastica o sessuale) oppure agitazione psicomotoria
  7. eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose (per es., eccessi nel comprare, comportamento sessuale sconveniente, investimenti in affari avventati)

L’episodio si associa ad un chiaro cambiamento nel modo di agire, che non è caratteristico della persona quando è asintomatica.
L’episodio non è abbastanza grave da causare una marcata compromissione del funzionamento lavorativo o delle attività sociali abituali o delle relazioni interpersonali, o da richiedere l’ospedalizzazione, e non sono presenti manifestazioni psicotiche.

Disturbo ciclotimico

Per almeno 2 anni vi è la presenza di numerosi episodi ipomaniacali e di numerosi periodi con sintomi depressivi che non soddisfano i criteri per un Episodio Depressivo Maggiore. Nei bambini e negli adolescenti il periodo deve essere di almeno un anno.